L'intervista di Paolo Posarelli

Intervista ai Monovolume

Arrivare a Bolzano è stato come respirare una ventata di Europa sul territorio italiano, camminare nello splendido centro storico esaltato da delicati inserimenti di architetture contemporanee ci ha ricordato di quanto sia importante la contaminazione .

Sembra che Bolzano abbia ben metabolizzato questa duplice faccia dell’Architettura che si percepisce non solo dall’ambiente urbano, che spesso è il risultato di un processo culturale e relazionale antecedente, si capisce dall’innumerevole quantità di concorsi di progettazione che nell’intera regione annualmente ci sono, dal modus operandi ormai consolidato della committenza privata di fare concorsi ad invito dall’affermarzione di protocolli come quello di Casa Clima largamente condivisi e all’avanguardia.

I monovolume rientrano a diritto tra le realtà Under 40 più interessanti d’Italia spesso selezionati per premi e manifestazioni come New Italian Blood, premio fondazione Piano e Talent of Tomorrow. Il bilinguismo che consente loro con straordinaria naturalezza di confrontarsi anche in altre nazioni europee come la Germania e l’Austria dove peraltro si sono formati.

Come siete stati selezionati per Talent of the architecture ?

Come per tutte le selezioni è importante avere una buona visibilità da tempo comunichiamo il nostro lavoro ritenendo tale processo ormai imprenscindibile dalla vita professionale. In questo contesto ci è arrivato un mail che ci chiedeva di compilare un modello e di “linkare” le opere. Dopodichè non abbiamo più avuto notizia fino a quando abbiamo ricevuto l’invito di andare al Maxxi a Roma perchè eravamo stati selezionati per Talent of the architecture dalla giuria presieduta da Cino Zucchi.

Con quali architetti ti sei confrontato durante i tuoi studi?

Pierre Chareau ha fatto la Maison de Verre non ha fatto grandi cose ha fatto cose piccole lavorando con cemento e vetro, tra i più famosi forse Grimshaw e comunque quelli che avevano una connotazione tecnica e non quelli troppo famosi definiti Archistar.

Perchè avete scelto Università di Innsbruck e non per esempio una facoltà italiana?

Ho scelto questa università perchè più pratica e molto più tecnica dell’università italiana mi sono studiato i programmi ed ho scelto questo

Come nascono e si gestiscono i progetti in monovolume?

Dipende un po’ dalla grandezza del progetto su cui dobbiamo lavorare. Normalmente se si tratta di un concorso: ognuno inizia a buttar pensare a delle idee poi facciamo delle riunione ci confrontiamo dopodichè ci organizziamo per la gestione tecnica.

Avete committenze private?

principalmente lavoriamo con committenze private che normalmente fanno concorsi ad invito.

Come venite contattati?

Sono normalmente conoscenti privati che fanno concorsi, dopodichè avendo avuto la possibilà di realizzare i progetti commissionati e grazie alla buona gestione della comunicazione dei nostri progetti abbiamo acquisito credibilità ed i contatti hanno superato la cerchia delle conoscenze.

Ditemi tre cose fondamentali per fare della buona architettura e tre cose che non si debbono fare?

1 Studiare le esigenze del committente è fondamentale.

2 Conoscere bene il luogo, parametri e limiti.

3 Non devi mai guardare l’euro.

Esiste forse anche una dimensione diversa per fare architettura oltre a questo fondamentali criteri da voi forniti?

Naturalmente occorre fare quel qualcosa in più che è la nostra cultura la nostra professionalità non possiamo accettare passivamente tutto quello che la committenza ci dice.

Cos’è che non si deve fare?

1 mai contare le ore perchè il criterio della produttività non rientra nel criterio dell’architettura.

2 mai presentare un progetto che già internamente non ci convince

3 aver il coraggio di dire di No quindi non dire sempre si anche se la commessa è interessante.

La vostra generazione è stata la prima che ha iniziato ad usare la rete e a fare rete cosa ne dite?

La rete è uno strumento da cui oggi la nostra professione non può prescindere.

Oggi conosciamo meglio le persone attraverso la rete che di persona.

Noi usiamo molto i social network non solo per comunicare ma anche per accrescere il nostro bagaglio di conoscenze;, magari quella libreria che hai dietro di te in uno studio non serve più.

Il vostro contesto territoriale sembra che abbia una sensibilità superiore verso l’architettura contemporanea.

La provincia di Bolzano ha iniziatocirca 20 anni fa a fare molti concorsi e questo è stato un buon motore di sviluppo per l’Architettura contemporanea.

Il museo d’arte moderna lo ha fatto uno studio di Berlino l’Università uno studio svizzero ed altri importanti interventi in Città sono stati affidati a seguito di un concorso internazionale d’Architettura. Questo ha inevitabilmente contribuito ad accrescere la cultura architettonica condivisa della gente. Ha aiutato tantissimo anche noi come giovane studio di architettura, ci ha permesso di iniziare a lavorare attraverso lo strumento dei concorsi privati.

Purtroppo negli ultimi tempi lo scavalcamento di questo strumento in favore delle gare ha interrotto questo processo virtuoso. Nelle gare non si premia la qualità come nei concorsi di progettazione. Inoltre l’accessibilità alle gare prevede dei requisiti dimensionali diversi.

L’alto Adige ha espresso un’architettura contemporanea particolarmente influenzata dalla cultura Austriaca, Tedesca Svizzera.

Si oggi in Alto Adigesembra ci sia una maggior predisposizione alla sperimentazione soprattutto in relazione alle componenti tecnologiche del costruito. C’è un artigianato molto sviluppato all’avanguardia questo aiuta tantissimo.

A differenza di grandi città d’Italia qui in Alto Adigeesiste un rapporto dimensionale tra Architettura e contesto urbano diversa e questo consente una migliore fusione tra città e cittadini.

Fate la dl dei vostri progetti?

Normalmente si, se la dimensione lo consente. Nell’ultimo progetto in Germania per motivi organizzativi facciamo solo la direzione artistica. Abbiamo avuto fortuna perchè il committente è un impresa e la dl viene fatta dal loro ufficio tecnico che si è innamorato del progetto e lo mette in esecuzione in modo eccezionale. Comunque con la direzione artistica i disegni esecutivi aumentano.

Come avviene il controllo del progetto anche alla luce del minor tempo a disposizione con l’aumento delle commesse?

Lavoriamo sempre in team è chiaro che l’autonomia dei collaboratori aumenta ma cerchiamo in ogni fase di passaggio di fare delle riunioni di verifica.

Presenza ad eventi collaterali all’architettura ritenete importante?

Oltre che importante è necessaria un investimento che uno studio fa per la promozione del proprio lavoro.

Fate molti concorsi?

Si ma solo ad inviti. Non facciamo concorsi liberi.

Non sappiamo bene chi ci invita, molto probabilmente mentre in quelli privati conosciamo le dinamiche, per i concorsi pubblici ad invito siamo invitati in Alto Adige e su temi molto piccoli. Il fatto che negli ultimi anni abbiamo una maggiore visibilità e risultati.

Spesso con i privati contrattiamo il materiale da consegnare in funzione del rimborso spese.

Il vostro lavoro fuori italia.?

Non è facile esistono architetti molto bravi, e comunque occorre avere una struttura ben collauda e di una dimensione maggiore della nostra. Occorre capire anche le esigenze del committente per poterlo accettare e garantire un buon lavoro.

L’Architettura italiana quanto è competitiva fuori italia?

Penso che l’architettura italiana negli ultimi 5/10 anni abbia assunto una veste più internazionale. In questo credo sia diventata più concorrenziale anche fuori Italia. Questo parte sicuramente dalla generazione Erasmus che ha oltrepassato l’univoco insegnamento dell’Università italiana. Mi ricordo che durante il mio Erasmus a Roma avevo un professore di 65 anni che da 40 anni aveva fatto solo quello non aveva mai fatto l’architetto in vita sua.

Ad Innsbruck dove abbiamo studiato la scelta dei professori avviene a seguito di una presentazione delle candidature che ne valuta contestualmente i loro progetti e la loro attitudine alla didattica.

In italia i meccanismi di selezione sono un po’ diversi.

Qualcuno sostiene che l’insegnamento dell’Architettura deve essere anche l’insegnamento della storia la critica la filosofia…….!!!

Comunque anche con i Social gli studenti si sono aperti e riescono ad andare oltre l’insegnamento delle università italiane.

Consiglio per uno che vuol fare il progettista?

Beh sicuramente è il lavoro più bello. La vita passi al lavoro cerchiamo di fare almeno ciò che ci piace. Esistono anche cose noiose, ma solitamente non riguardano l’architettura in senso stretto.

Un giovane ha la possibilità di fare esperienza girando l’europa ed il mondo.

Sperimentazione in architettura?

Seguiamo progetti di modeste dimensioni che ci permettiamo di fare sperimentazione, anche se oggi è sempre più difficile. Avevamo un professore che progettava il sistema delle facciate degli edifici partendo dalla struttura secondaria dei pannelli oggi non credo sia possibile, se non su grandi commesse; esiste un sistema normativo di qualità che non permette più avere questo approccio.

Chiudo questa chiacchierata con Patrik Pedo’ e Juri Pobitzer titolari dello studio monovolume, mi lascia un buona sensazione. Il percorso verso l’architettura è un percorso molto prossimo al sentire, si nutre costantemente di passione, di curiosità e spesso di saggia inconsapevolezza.

Ci muoviamo verso l’auto, mentre la luce del pomeriggio veste la città con un nuovo abito.

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